Arriva il Codice identificativo per gli affitti brevi, è caccia ai furbetti

Con il Decreto Crescita nuove norme più stringenti anche per le Piattaforme online, sanzioni fino a 5mila euro

Nuove norme sempre più stringenti sugli affitti brevi. Prima è arrivato il bollino anti-furbetti, che obbliga i piccoli proprietari a identificare l’immobile messo in affitto sui portali, ciò al fine di evitare l’evasione fiscale. Ora arriva il Codice Identificativo, che consente l’incrocio dei dati ricevuti dal portale Alloggiati Web con i dati fiscali dell’Agenzia delle Entrate (Irpef, Cedolare Secca, Iva e imposte societarie) e con quelli dei Comuni per imposta e contributo di soggiorno.
La nuova norma
richiede due successive azioni legislative, già individuate nel decreto crescita appena approvato dal Parlamento:

  • entro il 27 luglio, il Ministero del Turismo deve emettere un decreto attuativo per stabilire le regole della banca dati, le modalità di accesso, l’incrocio dei dati e i criteri informatici di assegnazione del codice identificativo alle diverse tipologie;
  • entro il 25 settembre, verrà emesso un decreto dai Ministri del Turismo e dell’Economia, per l’utilizzo delle informazioni fiscali su locazioni turistiche e strutture ricettive da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Il provvedimento prevede ad esempio all’art.13 novità per le piattaforme Ota (da Airbnb a Expedia, per intenderci), con una evidente corresponsabilità: se non è stato nominato un rappresentante fiscale, gli intermediari immobiliari residenti in Italia dello stesso gruppo degli intermediari non residenti (Airbnb, Booking, Expedia…) sono solidalmente responsabili per il pagamento della ritenuta per cedolare secca sui redditi da locazione breve.
Il Ministero dell’Interno fornirà all’Agenzia delle Entrate, per ogni struttura ricettiva e locazione turistica registrate sul portale Alloggiati Web, i dati relativi alle generalità delle persone alloggiate.
I dati verranno resi disponibili anche ai Comuni che hanno istituito l’imposta di soggiorno. In caso di incoerenza fra i dati, i Comuni e l’Agenzia delle Entrate avvieranno le usuali procedure di accertamento e riscossione, oltre a interessare la Procura nel caso di reati fiscali con rilevanza penale, o la Corte dei Conti nel caso di reati contabili (peculato). Ad esempio il Comune di Roma, per il recupero del Contributo di Soggiorno, sta attualmente applicando l’ingiunzione fiscale, uno strumento efficace e rapido per azioni successive: blocco dei conti bancari degli host ed esecuzioni forzate.

Al comma 4  si istituisce presso il Ministero del Turismo la banca dati delle strutture ricettive e degli immobili destinati alle locazioni, identificati mediante un codice identificativo alfanumerico da utilizzare in ogni comunicazione inerente all’offerta ed alla promozione dei servizi all’utenza.
Con decreto del Ministero del Turismo da emettere entro il 27 luglio verranno definite le norme per la realizzazione e gestione della banca dati e delle autorità preposte ai controlli, per l’individuazione dei criteri giuridici e informatici che determinano il codice identificativo sulla base della tipologia.
Ci sarà l’obbligo di pubblicare il codice identificativo nelle comunicazioni inerenti l’offerta o la promozione posto a carico dei soggetti titolari delle strutture recettive, degli intermediari immobiliari e dei gestori di portali telematici che mettono in contatto domande e offerte di affitti brevi. Prevista una sanzione pecuniaria da euro 500 ad euro 5.000 in caso di inosservanza dell’obbligo di pubblicazione del Codice Identificativo. In caso di reiterazione della violazione la sanzione è maggiorata del doppio.
Insomma, sembra davvero essersi chiuso il cerchio per tutti coloro che usano gli affitti brevi senza controlli e sperando di farla franca con il fisco. Prima il bollino anti-furbetti, ora il Codice identificativo di ogni struttura, corresponsabilizzando tutte le piattaforme online, da Airbnbn in poi. E la sanzione fino a 5mila euro dovrebbe scoraggiare chi continuerà a far finta di nulla.