“Airbnb non può versare la cedolare? La mia startup si è adeguata in sette giorni”

Rentopolis raccoglie la nuova imposta sugli affitti

PARLA IL FONDATORE-CEO DI RENTOPOLIS, STEFANO BETTANIN

Le dimensioni, riconosce Stefano Bettanin, non sono le stesse. La sua Rentopolis ha oltre 300 case offerte ai turisti, Airbnb solo in Italia oltre 300 mila. Ma neanche le forze in campo, tra una piccola startup italiana e un colosso tecnologico da miliardi di dollari, sono pari: “Ci abbiamo lavorato con una squadra di quattro, cinque programmatori”. La vera differenza, viene allora da pensare, l’ha fatta la volontà di adeguarsi alla nuova norma anti evasione: l’obbligo per le piattaforme tecnologiche di raccogliere le imposte per conto dei proprietari di casa e versarle al Fisco. Airbnb, a questa legge che è stata ribattezza con il suo nome, si è opposta fin dal primo momento. Bettanin, anche attraverso l’associazione dei Property Managers Italia di cui è presidente, è tra gli ispiratori: “Da aprile era già chiaro quale fosse la direzione, quindi abbiamo subito iniziato a studiarne la fattibilità. Poi per aggiornare il codice è bastata una settimana”. Da giugno Rentopolis trattiene il dovuto, come prevede la legge, e il prossimo 16 di agosto effettuerà il primo versamento alle Entrate.

Fa specie, visto che due colossi dell’ospitalità come Airbnb e Homeaway, gruppo Expedia, lunedì hanno scritto alle Entrate ribadendo che non hanno nessuna intenzione di adempiere, schierando al proprio fianco anche l’esercito degli agenti immobiliari “tradizionali” sotto insegna Fiaip, la principiale associazione di categoria. Lamentano da una parte il poco tempo a disposizione per adeguarsi, appena due giorni lavorativi dalla pubblicazione del regolamento attuativo da parte dell’Agenzia, a fronte delle “migliaia di ore di sviluppo necessarie a modificare i portali” e alla necessità di “informare centinaia di migliaia di proprietari”. Dall’altra la poca chiarezza dell’impianto, che rende “tecnicamente impossibile” rispettare quanto previsto dalla manovrina e partire con le trattenute. In teoria, bisognava cominciare a giugno.

Una buona dose di critiche rispetto alla legge inserita nella manovra correttiva di primavera, e alle successive precisazioni delle Entrate, le ha pure Bettanin: “Per esempio non si capisce se nell’importo lordo della locazione da cui trattenere il 21% vadano comprese anche le spese di pulizia, oppure no”, spiega. Raccontando però di come con l’aiuto di Kross Booking, una società esterna specializzata in piattaforme tecnologiche per il settore, si sia attrezzato per rispettare le norme: “Non siamo caduti dalle nuvole, non abbiamo aspettato metà luglio per partire: a maggio, quando la legge è finita nella manovrina, abbiamo fatto una analisi di impatto durata un mesetto. Poi è bastata una settimana di lavoro a tempo pieno per scrivere il codice. Gli elementi per adempiere ora ci sono tutti”. L’applicativo non è usato solo da Rentopolis, ma anche venduto a gestori di proprietà immobiliari. Oltre a trattenere la cedolare si collega direttamente anche al portale della Questura per denunciare le presenze e in prospettiva anche a quelli dei Comuni per la tassa di soggiorno: “Ma su quella aspettiamo ancora i regolamenti, in ogni Comune l’imposta è diversa”.

L’eterogeneità del mercato a cui applicare la cedolare è uno degli elementi che lamentano anche Airbnb e Homeaway, chiedendo all’Agenzia delle Entrate di aprire un tavolo e mettere a punto delle soluzioni su misura. In particolare Airbnb sottolinea come dietro le sue camere ci siano una varietà di soggetti diversi, con peculiarità differenti in ogni Regione: dai bed and breakfast alle case vacanze, dai property managers ai privati veri e propri, gli unici a cui andrebbe di fatto trattenuta la cedolare. Anche questo però, almeno a sentire Rentopolis, sembrerebbe un problema relativo: “La distinzioni tra privati e società è una scrematura che si fa quanto l’annuncio viene pubblicato: le aziende, anche su Airbnb, devono inserire la partita Iva”, spiega Bettanin. Difficoltà tecniche superabili in qualche settimana, insomma, specie per colossi tecnologici di quel calibro. Come superato è stato il vincolo di agire da sostituto di imposta con sede legale in Italia, che la startup californiana ha sempre ritenuto inaccettabile: l’ultima versione della norma prevede che chi ha sede all’estero operi nominando un responsabile fiscale. Niente da fare: la piattaforma, ora seguita anche da Homeaway e dalla Fiaip, non ha neppure iniziato ad adeguarsi, esponendosi in teoria a multe fino al 20% delle somme non trattenute. La prossima mossa all’Agenzia delle Entrate.

da www.repubblica.it del 20 luglio 2017
https://www.repubblica.it/economia/2017/07/20/news/cedolare_airbnb_rentopolis-171064222/?rss