Affitti, con la cedolare secca lo Stato incassa 2,7 miliardi

Aumento del 8,9% emerge dal Bollettino delle Entrate del Mef

La cedolare secca sugli affitti registra un gettito di 2,790 miliardi di euro segnando un aumento di 227 milioni di euro pari al +8,9%. Il dato emerge dal bollettino delle entrate erariali diramato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Con questo regime fiscale opzionale, alternativo alla tassazione Irpef (che prevede aliquote dal 23% al 43% applicate in base allo scaglione di reddito di riferimento), i titolari di immobili concessi in affitto possono scegliere di tassare il reddito da locazione ad aliquota fissa del 21% o del 10% nel rispetto di specifici requisiti. Una quota che comprende anche le addizionali comunali e regionali e l’imposta di bollo e di registro.

Per chi vi aderisce nel 2019 il calcolo delle imposte dovute non verrà effettuato sul reddito complessivo ma in misura fissa esclusivamente sul reddito da locazione, applicando l’aliquota di riferimento pari al 21% o al 10% in base alla tipologia di contratto stipulato. Tale regime fiscale sul contratto di locazione può essere scelto solo dalle persone fisiche titolari di reddito di proprietà o diritto reale di un immobile concesso in locazione.

La cedolare secca al 21% si applica ai contratti di locazione a canone libero mentre quella al 10% è limitata ai contratti di locazione a canone concordato “3+2” stipulati in comuni con carenza di soluzioni abitative, densamente popolati, contratti transitori, contratti d’affitto a studenti universitari o in comuni colpiti da calamità naturali. La cedolare secca 10% si applica anche in favore dei contratti transitori stipulati nel 2019, non inferiori ad un mese e non superiori a 18 mesi.

Scendendo nei dettagli l’opzione della cedolare secca al 10% o al 21% è ammessa per i contratti di locazione di immobili di categoria catastale A1/A11 ad esclusione della A10 ed è rivolta anche agli affitti di immobili residenziali a cooperative ed enti senza scopo di lucro con specifici limiti nell’utilizzo dell’immobile stesso.

Tra le novità che sono state introdotte a partire dal 1° gennaio 2019 vi è l’opzione con aliquota del 21% anche per gli immobili commerciali, ovvero per negozi ed uffici che siano di categoria catastale C\1 e abbiano una superficie fino a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze.

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